WABI-SABI: ARTE DELL’IMPERMANENZA

WABI-SABI: ARTE DELL’IMPERMANENZA

Wabi-sabi è un approccio alla vita, uno strumento di cui oggi voglio parlare. Non si tratta solo di un tema affine al mondo dell’arte bensì  esso si estende a molti aspetta della vita.

Wabi significa “soddisfazione con semplicità e austerità”. Sabi sta per “apprezzamento dell’imperfezione”.

Prestiamo però attenzione, questo antico vocabolo giapponese non è in realtà di così semplice traduzione.

 

L’origine

Per parlare di Wabi-Sabi dobbiamo riannetterci alla millenaria tradizione del tè all’interno del mondo culturale giapponese. Dopo secoli di grande sfarzo dell’ Impero, proprio durante la cerimonia vengono recuperati i principi fondanti della dottrina buddhista.

I servizi da tè diventano spartani e il momento cerimoniale avviene in piccole capanne lontane dal frastuono delle città. Tazze e vassoi sono composti da elementi naturali e grezzi spesso anche usurati…

La cerimonia del tè torna ad essere così uno scambio culturale fra politici e gente del popolo, un crocevia di impermanenza, dove gli oggetti sono funzionali allo scambio vitale fra le alterità e non  più una vetrina distrattiva che ruba il posto all’anima dei personaggi protagonisti.

 

Perchè parlare di wabi-sabi oggi

Durante un ciclo di dipinti, l’anno scorso sono venuta a conoscenza (da dentro) di ciò che significa stare nell’impermanenza.

La questione è molto complessa e leggera allo stesso tempo. E più che mai vicina alla nostra essenza spirituale incarnata. Ecco perchè è interessante sperimentare questo agire minimo e sporco di vita, dura o meno che sia, un agire che appoggia le sue testimonianze proprio sugli oggetti che ci circondano. Su di essi lasciamo tracce di chi siamo.

Wabi-sabi è un atteggiamento di grazia e presenza che possiamo includere in ogni gesto. Questa modalità di esistere include anche la materia ed apprezza ampiamente l’usura di essa nel tempo.

Proprio questo esistere delle cose, aggiustate e poi rotte o solamente vissute è più che mai vicina e parte dello scorrere della linfa vitale.

Ed attraverso questa materia lavorata del tempo e dagli eventi emerge la nostra natura, appunto impermanente.

 

magnolia, petali in decomposizione

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Pochi gesti, poche parole, l’infinito

La poesia Haiku bene testimonia l’energia di questo naturale approccio all’esistenza.

A tal proposito cito alcuni versi del poeta Basho e vi rimando a un breve video per conoscerlo 

“Nello stagno antico
si tuffa una rana:
eco dell’acqua.”

Pochi versi racchiudono con semplicità l’infinito.

In una dimensione euristica e pienamente sintonizzata sulla frequenza della natura ecco che il poeta non solo rende palpabile l’intero universo ma anche la sua semplicità nell’ incarnarsi Quì, in noi e nel nostro mondo.

 

Per noi

Ecco allora che può essere interessante per noi l’apertura verso l’eterno creata da ogni sua imperfetta e spontanea manifestazione, soggetta alle cure o alle usure del tempo. Quì risiediamo anche noi mentre, parlando la lingua della materia, lasciamo che la nostra anima canti e viva le sue storie.

 

Giulia

 

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