UN CIBO PER IL CUORE

UN CIBO PER IL CUORE

Quando l’anima non è soddisfatta la frustrazione abita la pelle e la quotidianità. Il nostro equilibrio, chi siamo, si palesa attraverso semplici attitudini. Come respiriamo? Come guidiamo? Quanto tempo ridiamo e quanto parliamo fra noi stessi con i  nostri pensieri?

Quando siamo verso la nostra realizzazione possiamo sperimentare una grande gioia lavorativa. Se però non siamo soddisfatti  come esseri umani anche il lavoro, o quello che oggi chiamiamo “carriera” può trasformarsi in un terreno di frustrazione.

 

A dispetto della specie animale, secondo la mia personale visione, all’ essere umano è concessa una doppia dose di talenti. Te ne parlerò a breve.

 

Oggi però abbiamo nuovi modi per essere umani. Si tratta di soluzioni smart per diventare velocemente noi stessi.  L’attuale visione del lavoro ma anche quella delle relazioni è paragonabile ad una di quelle barrette che il mercato del food&beverage  ci propone come sostituto dei pasti. Ci nutriamo di cose concentrate che hanno l’obbiettivo di soddisfare il famigerato “fabbisogno calorico quotidiano”.

Lo stesso atteggiamento viene esteso alla nostra esistenza, dalla vita privata al talento.  Tutto ci invita a consumare un cibo veloce, notando ben presto che, dopo poco siamo di nuovo tristemente affamati di altro.  Anche  oltre l’alimentazione cerchiamo qualcosa di rapido e concentrato  che soddisfi un’esigenza.

 

Entro questa compulsione si reiterano una serie di  comportamenti altamente nocivi. Siamo comunque liberi di nutrirci in malo modo, va specificato.

 

Partiamo dalla metafora della barretta sostituiva. Il cervello ha obbiettivamente  bisogno di masticare del cibo per 20 minuti per poter attivare il senso di sazietà. Diversamente non potrà nemmeno percepire il senso di soddisfazione. Quello a cui non adempie la barretta è l’azione profonda del valore del cibo. Il cibo è un’ottima metafora dell’esistenza. Abbiamo bisogno di masticare dei contenuti per diverso tempo prima di poter dire di essere fisicamente sazi e appagati, ed abbiamo altrettanto bisogno di tempo per digerire ciò che abbiamo assaporato. In sostanza il discorso è facilmente estendibile anche al tema delle relazioni e in ambito di talento e lavoro.

Anche in questo frangente la frustrazione nasce ogni qualvolta ricorriamo ad una barretta sostitutiva di un vero nutrimento. Questo falso cibo ci appaga per poco tempo, perdendo immediatamente valore. Il vizio di forma sta nel voler soddisfare sé stessi come se si rispondesse ad un’urgenza. L’urgenza è una condizione entro la quale il corpo si attiva per rispondere in un’ottica di stato d’allarme. Verranno soddisfatte solo le esigenze e le funzioni più basiche della nostra struttura umana (cibo, sesso, riparo).

 

Nella quotidianità però, se vogliamo il nostro benessere dobbiamo iniziare a cambiare mentalità

L’essere umano è frutto di un processo  che dura da milioni di anni, una lenta evoluzione entro cui si sono sviluppate tecnologie uniche, tutte insite nella struttura fisica del corpo. Proprio per via di questa evoluzione il primo talento dell’essere umano è inscritto nella sua stessa natura si essere umano. Senza incontrare questo primo talento rischiamo di essere degli automi, nel mondo del lavoro, affezionati solo al prossimo obbiettivo di carriera.  Non solo. Rischiamo di bypassare  il nostro bisogno più grande: quello di conoscere le profondità della vita, delle relazioni , dei talenti. Dunque in un primo momento noi nasciamo per manifestare la nostra natura di esseri umani attraverso etica, rispetto, amore, fratellanza, compassione. Se facciamo esperienza dei nostri principi e valori possiamo dire di essere alle prese con la costruzione delle nostre fondamenta.

 

Non è vero che è un compito che compete solamente alle scuole e alla sanità nazionale. Siamo noi stessi i primi ad essere sempre responsabili della nostra umanità, un patrimonio che oggi più che mai sta nel mondo per  trasformarlo e per creare l’alternativa alla banalità imperante, ridiscutendo  gli equilibri della nostra evoluzione. L’umanità è la vera base delle nostre relazioni e del talento stesso.

 

Quando ci occupiamo di riempire la nostra umanità di cibi buoni stiamo ponendo davvero le basi per la nostra felicità: coerenza, fiducia, rispetto, disciplina, auto-responsabilità. Sappiamo tutti che “mettersi a dieta” non è questione di rinunciare al cibo bensì di imparare ad alimentarsi bene. Quando la nostra coscienza si riempie di amicizie nutrienti, di dialoghi ricchi, di riflessioni di spessore, di persone sentite allora ci stiamo davvero donando un cibo buono per il cuore. Quando questo è presente alla base del nostro esserci, anche il talento acquista colorazioni profonde. Non si parla più di carriera, di obbiettivi ma si resta aderenti al valore della vocazione, al senso profondo del nostro abitare questi giorni, manifestando un vero e proprio contributo per le strutture sociali che abitiamo. Il denaro diventa un mezzo, l’etica una vela che ci porta alla realizzazione (intesa come resa reale dell’azione del talento).

 

Quando l’essere umano è triste in un piano della propria esistenza (relazioni o lavoro) c’è un’unica domanda che ha il dovere di rivolgersi: come sto nutrendo il mio primo talento, quello di essere umano?

 

Buone riflessioni. Se questo articolo ti è piaciuto sorridi, respira e sorseggia dell’acqua per integrarlo al meglio nel corpo. Se ti ha toccato condividilo con chi ami.

 

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