TENEBRA. NON ELIMINARLA

TENEBRA. NON ELIMINARLA

La tenebra è un principio di vita. Un’entità viva e brulicante di conoscenza. Essa non è molto ben accetta agli occhi del mondo. Eppure è sacra quanto la luce.

 

L’oscuro rischiara

Liane Collot D’Herbois artista e donna di grande acutezza si avvicina all’antroposofia e a Rudolf Steiner proprio in un ottica di accettazione totale delle componenti umane. Userà l’arte come cura attraverso le sue velature ad acquarello.

Il suo metodo è composto dall’integrazione di tre cardini: luce, colore, tenebra. Essi non sono puramente dei toni cromatici quanto piuttosto componenti sottili dell’essere umano. 

 

Dov’è finita in noi l’attenzione per l’ombra? Quella parte misteriosa che vive in noi come un lago profondo e da cui qualcosa di potente sempre si muove?

 

Ritrovo la tenebra in Perls e nella Gestalt. Ciò che amo della terapia gestaltica è proprio questo recupero della parte umana più irrazionale, misteriosa e segreta che dimora in ognuno di noi.

Oggi medito sui tanti corsi presenti nelle nostre città. Io stessa ne ho seguiti molti finendo col percepire, in maniera chiara e pulita, che tutti mi chiedevano in qualche modo di migliorare qualcosa volontariamente.

 

La costruzione di Sè è un processo naturale informe, non un volontaristico perfezionamento

Se da una parte è certamente buona prassi tendere, aspirare al buono, oggi risulta a dir poco stucchevole questo bisogno di sentirci migliori. Prima di una buona accettazione di Cio che è, per dirla come diceva Hellinger, troppo spesso arriva (purtroppo sempre più dalle discipline olistiche) questo invito a essere solo luce.

 

Non di sola luce si vive

La tela che invita alla lettura di questa piccola suggestione s’intitola La formazione della luce. Per anni non ho sentito l’esigenza di dare un titolo a ciò che creavo. Poi la mia connessione ha alzato le sue frequenze.

Così non ho potuto fare a meno di notare che i miei lavori erano e sono messaggi ben precisi. La formazione della luce è un opera che appartiene a una serie del 2015 intitolata I gesti della creazione.

Ricordo bene il giorno in cui è arrivato questo lavoro. Terminato di stendere graffite e polveri sono rimasta a guardare. Ho osservato a lungo il senso di quell’interazione.

Dal nero, lentamente, sotto le mie stessi mani, si andava creando l’intera possibilità di armonizzare i gialli, i bianchi con quell’intento non detto ma vissuto, di lasciar vibrare uno spazio lucente.

 

Proteggi e frequenta la tua tenebra

Tornando con la mente a tutte le nostre odierne proposte di crescita, ecco che allora sento il bisogno di ampliare. Ampliare senza eliminare qualcosa. Piuttosto integrare alla vastità di proposte quella di uno sguardo  all’ombra.

 

Come si può fare?

Non sarà molto difficile proteggere la tenebra. Basterà non cedere alla tentazione di essere migliori, il che non significa perpetuare irresponsabilmente ciò che siamo nei nostri lati cupi. Quanto piuttosto tornare spontanei. E tridimensionali. (A tal proposito è interessante quanto tutta la tecnologia ci porti al bi-dimensionale, piatto e freddo, allontanandoci dal tri-dimensionale, caldo umano e personale).

Si tratta quindi piuttosto di osservare anche questa parte (apparentemente) non luminosa.

 

Occorrerà ad esempio sentire  l’inquietudine e lasciare che dal corpo essa cerchi, con un gesto, una nuova via. Questo è  lasciar fare alla nostra autoregolazione interiore ridando fiducia all’organismo che siamo.

 

Poichè non è possibile cancellare la rabbia se non attraverso un processo di trasformazione. Non è reale voler uscire dal dolore che chiede piuttosto di cadere. Ecco, allora cadiamo.

Dunque si tratta di tornare umani, a quella complessità variabile, indipendente davvero molto lontana dai corsi di coaching, life strategies e altro che ci vorrebbero sempre altamente zen e performanti.

 

Nel buio risiede chi (ancora) non siamo. Chi siamo destinati a diventare.

Il rischio di perdere le nostre vette nere e basse volendo diventare conoscenza e coscienza solo attraverso la mera luce è il rischio di perdere la ricerca interiore, quella autentica, quella che richiede di sentire nel corpo i conflitti per risolverli.

Se è vero che un prato si conserva pulito dalle erbacce estirpandole ogni giorno, d’altro canto non possiamo rinunciare alla crescita interiore che ci fa attraversare le ombre della vita, le ombre interiori di chi siamo.

 

E’ Quì che facciamo esperienza, ci trasformiamo, riscriviamo veramente le nostre cellule. Dal dolore, dal quel buio che passa dall’amarezza alla disperazione.

Se esso, il buio, può avere un significato è proprio questo. Questo toccare le carni per davvero. La dove ancora dolgono, per sentire e trasformarci concretamente. Noi, non il mondo di cose che ci circondano.

Così è l’intera ombra umana. Un potenziale di crescita tridimensionale, altamente individuale, che non si può gettare dalla finestra. Così come un amore non  si può prendere e volere ” a fette”, altrettanto un essere umano non può rinunciare a questa parte del bagaglio durante il proprio viaggio di consapevolezza.

 

Giulia Scandolara

 

In copertina

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