IL VALORE DELLE MACERIE

IL VALORE DELLE MACERIE

Un cartello, dalla curva morbida della strada, segnala “Amatrice, città degli italiani”. Chissà se gli italiani lo sanno, che Amatrice è la loro città. Lo dico perché se forse prima del 2016 era solo la casa ufficiale dell’ amatrciana lo è diventata davvero, degli italiani. Ma non molti lo sanno.

 

Amatrice è scomparsa con il sisma che nel 2016 ha devastato il Centro Italia. Questo Governo dice che da come sono andate le cose durante il terremoto si sono apprese due grandi verità: lo Stato ha saputo reagire bene nella fase emergenziale, verità numero uno. Lo Stato si è “completamente perso per strada” durante la seconda fase, quella della ricostruzione. Diciamo che no, Conte non ha propriamente utilizzato queste parole, quando pochi mesi fa ha rilasciato una breve intervista  davanti alle SAE di Amatrice. Il concetto, fatti alla mano, è però questo.

 

Le SAE sono le soluzioni abitative di emergenza in poliuretano espanso dove ancora oggi sopravvivono le famiglie rimaste dopo il terremoto ad Amatrice.  Il terremoto non può essere raccontato solo dal punto di vista della politica. O meglio.

 

Più che mai il terremoto apre un profondo dibattito, un sentito spazio di riflessione sulla complessità umana. Le voci che arrivano a riempire questo terreno di dialogo sono tante.

 

L’ASPETTO SOCIALE

Intere famiglie sono state letteralmente abbandonate a sé stesse dopo l’emergenza del 2016.  In alcuni paesi le scuole hanno chiuso,  in altri si effettuano le lezioni turnando varie sezioni nella stessa aula.  Nelle SAE tutti sono un po’ alieni a sé stessi, irretiti in una nuova topografia del nulla. Gli spiazzi adiacenti alle SAE vorrebbero essere il sostituto moderno della vecchia piazza del paese ma nessuno ha il coraggio di attraversarne l’area.

 

L’ASPETTO GENERAZIONALE

Dopo il terremoto sono morti molti anziani. Sono morti con le macerie negli occhi. In altri paesi gli anziani sono rimasti vivi e sono morti i figli. Le scuole, gli sport, la cultura, tutto ciò che dava il senso dell’orientamento in avanti ha subito una forte scossa. Se è vero che ad Amatrice sono state costruite nuove scuole (grazie a fondi privati stanziati dalla Ferrari) così non è stato in altri paesi, dove le lezioni si tengono in SAE più grandi che “vorrebbero sembrare scuole”.

 

LE MACERIE E GLI INTERESSI ECONOMICI

Le macerie in Centro Italia, nelle aree colpite dal sisma sono ovunque. Sono cumuli  e frammenti ancora aerei che parlano del dolore delle persone, mentre nessuno le aiuta ad elaborare  questa pesante eredità.

Già, perché chi vuole ricevere assistenza, se vuole, può rivolgersi allo psichiatra più vicino, l’unico servizio  fornito dalle USL e dal piano nazionale sanitario.  Anche in questo frangente non si è pensato quanto le persone avrebbero avuto bisogno di risollevarsi dalla polvere.

Chi ad oggi, nelle terre-motate, volesse andare più semplicemente da uno psicologo… lo deve pagare. Non importa quanto il terremoto gli abbia portato via.  

Da qualche mese a Pretare, il “paese delle fate”, è arrivata un’unità mobile di Emergency ma resta da appuntare come una puntuale ricostruzione del tessuto sociale e l’elaborazione dei lutti, delle perdite materiali non sia mai davvero partita in maniera capillare e strutturata.

Amatrice è la città degli italiani perché parla dei nostri vizi e delle nostre virtù di cittadini. Le macerie qui come altrove si smaltiscono molto, troppo lentamente.  Molte voci, in ogni paese, affermano che gli interessi economici siano altissimi. Alti (o bassi?) a tal punto da far scomodare la mafia più che lo Stato. Sono dicerie, voci, di quelle che abitano ogni fatto italiano. Voce che, come si teme sempre, possono dire delle mezze verità. Ma chi scrive deve restare un “antropologo del narrare”, annotando voci e i fatti in un semplice appuntare. Sarà il tempo a restituire il vero.

 

UN VALORE UNIVERSALE

Le macerie hanno un valore inestimabile per molti altri aspetti, se vogliamo, umani. Perché in fondo è questo l’unico punto di vista da cui posso scrivere, in qualità di Operatrice della relazione d’aiuto. Parlo con il cuore connesso ad Amatrice per esplorare un valore però universale di ciò che resta, anche quando il terremoto è solo il nostro, quello relazionale, quotidiano, di noi che quel terremoto non lo abbiamo subito.

Le macerie portano via un grande spazio. Sono un ingombro pesante.

Quando possiamo salutarle?

Con quali tempi e che cosa si portano via, quando una decisione, un ordine dall’ alto le fa sparire dai nostri occhi?

 

Amatrice è la città degli italiani per virtù. Rispondere alle macerie significa ripartire. Non per come lo si vorrebbe, forse, cioè con tutti i vestiti puliti. Si riparte sporchi, con qualche strato di ricordo polveroso che piano piano ci lascerà non appena riprenderemo a muoverci verso un’altra direzione.Le macerie ci guardano e forse ci sfidano, tra fiducia e sfiducia, a decidere cosa fare. Non possono restare per sempre con noi, con tutto quel loro ingombro. O forse la domanda più opportuna, restando sempre restando sempre connessi ad Amatrice è “ per quanto tempo possiamo lasciare macerie nella nostra vita?”.

 

A volte è maceria un lavoro che non amiamo, in altri casi si tratta di scelte che rimandiamo al fatidico “domani”. E i detriti si caricano di altra polvere, grammi di peso che hanno il valore di macigni. Perché rimandare stanca, svuota, ruba, deruba e depreda l’anima.

 

COSA RESTA

Le macerie hanno a che vedere anche con il “che cosa resta”. Cosa resta di me? Cosa di una relazione? Ad ogni modo  i resti rovinati dal passato sono sempre un costo. Sono costosi qualora scegliamo di tenerli sempre con noi, sotto uno sguardo che torna a loro di taglio, fra una pausa ed un tempo morto della quotidianità: “Allora, per quella cosa..? Cosa si fa? Guardala. La vedo. Mi osserva. No giro la faccia. Ci penserò”. E nel tempo di un breve monologo silenzioso, sommerso è avvenuto un altro piccolo furto di energia.

 

Le macerie sono costose anche e forse soprattutto quando decidiamo di rimuoverle. La storia di Amatrice insegna. Eppure in questo caso tutto è diverso. In questa che è una scelta e non un evitamento (fondamentale differenza rispetto la  prima situazione) abbiamo la possibilità di fare spazio per costruire qualcosa di nuovo.

 

Ad Amatrice le persone hanno mostrato tutta la loro forza. La forza di andare avanti nonostante i morti, la forza di ripartire anche per ridare loro una dignità attraverso chi invece è rimasto in vita. La forza di continuare per trovare il proprio spazio in un panorama che non ci si aspettava. Davanti alle nostre macerie sappiamo  infine solo due cose:

  • niente sarà più come prima
  • possiamo però essere alleati a noi stessi e ripartire