È UN TERREMOTO PER TUTTI

È UN TERREMOTO PER TUTTI

Ognuno di noi nella propria esistenza ha un terremoto. A volte si chiama divorzio, malattia, separazione, lutto, abbandono. In altri casi è la violenza di genere o il bullismo. Da qualche parte ognuno è un terremotato. Forse è questa parte ad essere messa a dura prova quando si attraversano le terre del sisma in Centro Italia. Parlo di un evento sepolto dalla dimenticanza, oltre che dalle macerie.

Alcuni paesi, come Amatrice sono stati completamente rasi al suolo. Altri sono in piedi per miracolo ma la ricostruzione non parte per via della solita burocrazia italiana, lenta e impossibile.

 

Il sisma in Centro italia è un’affare scomodo ma è il terremoto di tutti.Ho deciso che fra i post di Counseling Embriologico, Arteterapia  inizierò a parlare anche di questo, delle persone che lo hanno subito. In una settimana ne è nato un libro ma sento l’urgenza di condividere con una cadenza mirata la situazione di queste terre e dei loro abitanti. Ho scelto di iniziare il mio viaggio dall’ Umbria. È bene chiarire fin da ora che il 24 Agosto 2016 e il 30 Ottobre 2016 le scosse del sisma hanno creato danni diversi. Alcuni paesi sono ancora in piedi, in altri come Visso, Illica, Amatrice, Accumoli ci sono stati morti che ancora non hanno pace.

 

DA FUORI NON SE NE SA PIU’ NULLA

Ogni tanto si manifesta la presenza di un Ministro all’ Aquila piuttosto che altrove.Le telecamere  per queste occasioni sembrano evitare  la rabbia dei cittadini a piè pari.  Accumoli, Norcia, Visso e i paesini lì vicini sono pieni di striscioni di protesta, un’indignazione ancora molto educata.

Passare per Arquata è un dramma senza pari. Dalla strada si intravedono le macerie del paesino, sulla collina. Tutto si è fermato ad allora. A Pretare si passa l’inverno in 4, con gli animali. Tutto è maceria e distruzione. È arrivata Emergency per aiutare gli abitanti. Il terremoto non fa più notizia ma le persone continuano a vivere il sisma più forte che mai.

 

IL TESSUTO SOCIALE

Le SAE o soluzioni abitative di emergenza sono abitazioni standard di 40 metri quadri, massimo 60 a seconda dei nuclei famigliari. Molte delle persone che ho intervistato dimorano qui. I problemi strutturali sono ingenti, dalla condensa all’ assenza di privacy. Il più grave però è la privazione delle proprie abitudini sociali. In tutti i paesi come Norcia o Fonte del Campo il tessuto sociale è andato in pezzi.

 

Non ci sono molti aiuti a livello psicologico e relazionale. A tre anni dal sisma il trauma esce evidente nelle persone che piano piano abbandonano la fase più adrenalinica del terremoto. Ora c’è la depressione, il disagio psichico, in alcuni casi anche il suicidio.

 

In molti paesi non ci sono più le feste o le sagre in grado di tenere uniti tutti. Non c’è più una piazza, delle vie per cui passare, incrociarsi, salutarsi. Nessuno parla di questo. Lo trovo inverosimile. Nemmeno i cimiteri sono stati risparmiati. In molto casi sono inagibili, la burocrazia non ha ancora permesso alla ricostruzione di partire. Non è per tutti possibile andare a  trovare i propri defunti. Tutti e in tutti i paesi lamentano indicibili e macchinose trafile tecniche che impediscono alle macerie di essere tolte.

 

A TRE ANNI DAL SISMA

A tre anni dal sisma nulla è cambiato. La ricostruzione è stata esigua, la gente è allo stremo mentale e psichico nonché abbandonata a sé stessa. L’ufficio per la ricostruzione è lontano dalle stesse zone terremotate, il che rende ancora  più difficile la ripresa di una vita normale.

Le persone sono arrabbiate, urlano una protesta che non supera le valli mentre l’Italia non sa più dell’Italia, di questi uomini e donne coraggiose che vanno avanti, riaprono attività, si vedono continuamente soli ed ostacolati. Ogni persona con cui ho parlato ha mostrato una capacità di far fronte al sisma letteralmente eroica. Questo non basta a sgretolare il muro burocratico. E quello del silenzio?

 

Nessuno parla dei bambini che ancora vanno a scuola nei container, degli ospedali non ancora ristrutturati. Nessuno parla degli abusi edilizi e del blocco messo sulla vita di queste persone.

 

Quando arrivo alle SAE di Amatrice sta piovendo. C’è una donna sotto la pioggia, lo sguardo assente e il cane al guinzaglio. Non so cosa stia aspettando, i suoi occhi sono vuoti e immobili. Alle sue spalle le solite casette, tutte uguali  e anonime. “Quando qualcuno chiude la portiera della macchina io faccio ancora i salti”, mi dice un intervistato. “Non dormo da tre anni, ogni tanto mi appisolo per pochi minuti di giorno. Non voglio prendere psicofarmaci. Voglio tornare a vivere, lavorare. Perché non mi fanno ricostruire casa?”