Connessione e pulizia

Connessione e pulizia

A fine anno si presenta la grande opportunità di celebrare un rito di passaggio. Nel mese di Dicembre la linfa si ritira e la pianta appare nella sua morte.

 

La morte apparente tocca anche le nostre azioni, i progetti che seguiamo, ciò che abitiamo nelle relazioni.Dicembre è un tempo perfetto per osservare i nostri spazi, lasciar andare quello che non ci appartiene più, salutando quello che non vogliamo portare con noi nel nuovo anno.

 

Se da una parte è una pratica che possiamo fare in ogni momento dell’anno, dall’altra è proprio a fine anno che si tirano le fila del proprio andamento.

In questi giorni, così come la linfa si disinnesca dall’attivismo della pianta, prova ad entrare in una dimensione contemplativa della tua esistenza. Osserva i contesti in cui ti trovi, gli spazi che frequenti, le relazioni che ti circondano.

Lascia alla vita l’occasione di illuminarti, renderti cioè maggiormente chiaro cos’ha da essere mutato, cosa va completamente abbandonato.

 

Il valore della gradualità può tornarci utile nella presa di visione: possiamo infatti sentire quale fase intermedia ci appartenga davvero. A tratti è possibile ridiscutere parti di noi, in altri frangenti  dobbiamo imparare ad aspettare: non abbiamo abbastanza informazioni per decidere.

 

La domanda resta di fondo, però, una. Dove possiamo appoggiare il nostro desiderio di trasformazione? E in che termini? Cosa vogliamo realmente portare avanti? Dove la nostra presenza viene meno?

Ci sono situazioni che abitiamo con stanchezza, attitudini che ci sottraggono energie. Possiamo usare il tempo delle feste per osservare e per imparare ad essere onesti con noi stessi. Quando pratichiamo senza intento la nostra vita, gli eventi si vuotano, le relazioni non funzionano. Allora è opportuno andare alla radice del proprio esistere.

 

È inutile riempire il tempo di progetti o relazioni per affrancare l’immagine di sé.  Dicembre è un mese per riflettere, flettere su sé stessi, carpendo dal buio della terra la luce dei semi che pianteremo nel nuovo anno.

 

Come puoi aiutarti? Puoi iniziare cercando nel tuo corpo alcune parole chiavi. Ti faccio un esempio.

Per il 2020 una delle mie parole chiave sarà “terremoto”, perché il mio intento è quello di incontrare ancora di più il tema del sisma in Centro Italia. Allo stesso tempo, vedo due semi che sono già germogliati, ma che ancora hanno da svilupparsi. Il primo si chiama “scrittura” e l’altro “lavoro sui talenti”.

In questo momento non è importante per me stendere una griglia progettuale, tentando di comprendere come potrei muovermi per abitare la mappa di questi 3 territori verbali. Ciò che conta è ricevere la connessione con essi.

 

Saranno i semi stessi, nel tempo, a dirci come vogliono crescere, esattamente come un figlio mostra la propria indole alla madre, la quale avrà il compito di “educere” cosa è meglio per la creatura che sta prendendo piede nel mondo.

 

Le tue relazioni, i tuoi progetti sono come figli: sono organismi, entità autonome. Ora è tempo di percepire la tua connessione con loro, valutando, a seconda della situazione cosa ti è chiesto fare, in connessione con il tuo primo talento: essere un umano felice.

 

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