ABUSO E DIFESA DEL TERRITORIO

ABUSO E DIFESA DEL TERRITORIO

Secondo il vocabolario Treccani “abuso” è un uso eccessivo, smodato, illegittimo di  una cosa (alcolici, farmaci…). Allo stesso tempo, nella sua estensione è definito come un “atto che faccia uso della forza fisica per recare danno ad altri. L’abuso di ufficio è invece l’esercizio illegittimo di un potere. Cara lettrice, caro lettore come puoi immaginare un abuso occupa un campo di azione più sensibile, rispetto a questi ampi territori sociali.

Possiamo sentirci abusati senza che qualcuno ricorra alla violenza fisica, possiamo sentire l’abuso quando veniamo invasi: invasi con le parole, con eccessive richieste, attraverso scatti di ira o quando qualcuno ci chiede senza il nostro consenso di sopportare (sopportare il carico dell’altro, sopportare il peso del suo vissuto).

Tutto questo che tipo di abuso è? Voglio parlarti del territorio.

Non serve arrivare a parlare di violenza di genere per toccare il tema dell’abuso. Accade nella quotidianità, a lavoro, che costantemente le persone attorno a noi violino un limite. Tu forse lo senti… ma chi li definisce i limiti, quando si è in relazione con gli altri? E come possiamo mettere dei confini?

Se non abiti il tuo territorio, se non sei presente nel tuo corpo e oltre, nell’ immediata sfera che gli è di pertinenza, è molto probabile che tu sia più soggetto/a ad invasioni verbali e non, da parte di terzi.

 

LE DONNE E IL TERRITORIO

Come Counselor ho collaborato con diversi centri antiviolenza, ho lavorato in studi privati, il mio compreso, con donne vittime di questo male, l’abuso, la violenza. In realtà non amo la parola “vittima”: toglie molto potere alla donna e non permette il recupero di tutte quelle energie che le saranno fondamentali per sentirsi forte, risalire al pelo dell’acqua per respirare nuovamente la sua vita.

Il territorio di ogni donna è il proprio corpo. Qui nasce il tema dell’abuso. Non nasce fuori, non dobbiamo credere di dover aspettare l’arrivo di un uomo per parlare di prevaricazione, mancato rispetto, violazione di un limite. Se è vero che l’abuso in parte nasce dalla relazione e trova radici più o meno evidenti nel sistema famigliare, allo stesso modo possiamo restituire alla donna, ma anche all’uomo, la propria padronanza e tutela del territorio emotivo e fisico che è il corpo.

 

COME LA DONNA, CONSAPEVOLMENTE O MENO, VIOLA IL PROPRIO TERRITORIO

Non è una colpa. Essere assenti a sé stesse, non è una colpa. È piuttosto una conseguenza del panorama famigliare in cui la donna ha vissuto. Non finisce però qui il tema. Prima che un uomo manchi di rispetto ad una donna essa stessa, se con amorevolezza sceglie di volgere lo sguardo a sé, può forse notare come per prima ha mancato di abitare il proprio spazio vitale, riempirlo di sé, garantendone così la protezione.

Le donne cedono all’ abuso in modi molto velati e sottili, là dove abuso non è più una spanna, una misura netta, spessa e ben chiara bensì  un velo sottile da alzare.

La donna eccede nella propria forza, violando oggettivamente la complessa delicatezza che le è data per natura. Se anche lo fa per reggersi in piedi e ripeto non è una colpa bensì molto spesso un’esigenza per sopravvivere, questo vestito semplicemente alla lunga le peserà: le peserà nel corpo, nei tratti, nella voce ed anche nelle relazione.

La donna eccede nella fragilità, spesso per ingenuità e giovinezza, poi come attitudine di un sistema più complesso. Allora il suo territorio è scoperto. Le spalle sono strette, la testa troppo spesso si inclina, come alla ricerca di un rifugio, lì nella sfera del cranio.

 

LA PLACENTA, IL NOSTRO CAMPO VITALE

Quando eravamo un feto eravamo avvolte dalla placenta. In molti paesi il parto naturale prevede che, anche dopo la nascita, la placenta resti presente attorno al neonato, al fine di continuare il suo ruolo di protezione del territorio.

Poi nei giorni, senza alcuna complicazione, la placenta si seccherà, il cordone ombelicale si staccherà naturalmente dalla madre. Cordone e placenta potranno essere distrutti. Questo passaggio è indispensabile perché garantisce il totale passaggio della vita dal corpo della madre a quello del neonato, della neonata.

Quando il bambino nasce può allora ambientarsi nel mondo grazie alla mediazione ed alla protezione della placenta: abitare il territorio, non più uterino, sarà un avvenimento graduale, secondo natura. Quando siamo grandi, ancora conserviamo il ricordo “energetico” della nostra placenta: non è altro che quel metro di campo vitale che circonda la persona. Alcuni la chiamano aura, altri “spazio vitale”.

Come puoi immaginare quasi nessuno di noi è nato nel rispetto della conservazione della placenta.  Comè è vero che la nascita è il tuo primo territorio, altrettanto è vero che essa ha un riverbero (fisiologico, morfologico e poi psicologico) sulla tua vita.

 

RECUPERARE IL TERRITORIO

Indietro non si torna, nessuno può ridarci ciò che non abbiamo avuto come neonati. Al contempo, come donne e uomini adulti, abbiamo il Dovere di tutelare noi stessi/e, riparare la nostra biosfera individuale. Se come persona non avverti il territorio che è il tuo corpo, se dunque non lo abiti al meglio, sarà sempre più facile essere attaccati, invasi, disturbati.

Quello che propongo alle persone che lavorano con me, durante le sessioni di Counseling o nei laboratori di arteterapia a mediazione corporea è un lavoro che possa ricostruire la maglia sensibile del nostro corpo. Presenza, ascolto e respiro nel movimento sono ingredienti fondamentali per tornare a percepire chi siamo in maniera sinestetica.

Alcune donne non abitano la propria schiena, altre non sono nelle gambe o vivono con le spalle sempre strette e rannicchiate. Ne consegue una possibile esposizione. Nel regno animale la prenda perfetta è ferita, debole, non integra. Se non sei nelle tue gambe non avverti il territorio ed il sostegno, se non abiti le spalle e non vivi le emozioni che contengono non espandi la tua essenza. Ancora, se non senti la tua schiena mentre vivi, viaggi scoperta.

 

Sessioni individuali di Counseling: 3275304126 (Primo incontro gratuito fino al 15 Giugno)

 

Prossimi laboratori e appuntamenti:

22 Maggio a Prato – Cos’è l’Arteterapia: https://www.facebook.com/events/452702278816119/

25 Maggio a Ravenna – Riscrivere il femminile: https://www.facebook.com/events/422569628503639/

26 Maggio a Forlì – Tratto, disegno e poesia: https://www.facebook.com/events/448113739288795/